PdCI SULL’ASSETTO SOCIO SANITARIO REGIONALE
Un nuovo assetto del sistema sanitario regionale va conseguito con lo scioglimento di tutti quegli organi intermedi fra regione e zone territoriali, che non assolvono a compiti di sintesi, ma costituiscono “carrozzoni che trainano altri carrozzoni”. Vanno sciolte l’Asur e l’Agenzia sanitaria, mentre le aree vaste devono essere considerate uno strumento traghettatore per la formazione di 5 Asl provinciali. Gli ambiti sociali devono essere diminuiti drasticamente, così da coincidere con le zone territoriali oggi, e con le Asl domani. Le Asl dovranno avere un filo diretto con l’assessorato regionale.
Riteniamo inopportuna la realizzazione di nuove aziende ospedaliere che non producono un miglioramento dei servizi, ma prosciugano risorse economiche che devono essere utilizzate per la prevenzione e la cura nei territori a salvaguardia della salute. Vanno potenziate in termini di assistenza le strutture medicalizzate quali RSA e RSR. Il medico di base è il primo filtro, e quindi il primo collegamento, tra cittadino e strutture sanitarie ed in questa ottica c’è bisogno di una sua maggiore integrazione con queste ultime, attraverso la realizzazione di protocolli comuni di indirizzo all’accesso ospedaliero.
Crediamo sia opportuno investire nel potenziamento del personale sanitario, che si attua anche attraverso la stabilizzazione di quello precario, allo scopo di aumentare le ore di utilizzo effettivo di strumenti e macchinari per diagnosi e prevenzione, che in molte strutture sono attivi su un solo turno lavorativo e in nessuna per più di due. Un terzo turno di lavoro consentirebbe una forte riduzione delle lunghe liste di attesa, che creano disagio nella popolazione, dequalificano il servizio pubblico e producono un esodo a favore delle strutture private, a discapito delle tasche degli utenti bisognosi di una diagnosi celere e di quelle del sistema sanitario regionale, costretto a rimborsare al privato i costi delle prestazioni elargite ai cittadini esenti da ticket. Gli ospedali di polo devono essere utilizzati maggiormente per la diagnostica preventiva a garanzia di una distribuzione più capillare dei servizi con tale fine, perché la centralizzazione delle prestazioni sugli ospedali di rete crea maggiori difficoltà all’utenza, in special modo a quella dell’area montana, che spesso devia verso il privato o fuori regione in strutture più facilmente raggiungibili aumentando la mobilità passiva.
L’ospedale di polo con queste prerogative e con funzioni minori di tipo chirurgico, domiciliare e d’emergenza sul territorio, assumerebbe una sua valenza specifica, dando modo all’ospedale di rete di orientarsi verso funzioni più specialistiche.L’ospedale di polo dovrebbe avere un ruolo determinante anche nella gestione di patologie croniche invalidanti o degenerative con servizi ambulatoriali e di day hospital. Tutto ciò andrebbe a decongestionare gli ospedali di rete migliorandone i servizi erogati. Alcune patologie come quelle oncologiche hanno un impatto devastante, sulla popolazione sotto l’aspetto sociale e sul sistema sanitario sotto quello economico. La diagnosi precoce costituisce un elemento fondamentale di prevenzione secondaria, ma bisogna intervenire più efficacemente per mezzo della prevenzione primaria con la riduzione dei fattori di rischio, che si attua non solo con campagne rivolte al cambiamento dello stile di vita, ma con il monitoraggio e la mappatura del territorio alla caccia di fattori ambientali specifici su cui intervenire.
Deprechiamo un sistema che spesso vede la salute come una merce da profitto ed i rapporti tra privato e pubblico vanno assolutamente rivisti:
- andrebbero potenziate le ambulanze pubbliche e la Croce Rossa anziché attuare la privatizzazione del trasporto sanitario,
- la sanità privata dovrebbe offrire le prestazioni richieste tramite convenzione o su commissione del sistema pubblico e non integrarsi con esso utilizzandone le strutture e diventandone di fatto il gestore.-
- la fornitura farmaceutica (in special modo di farmaci non convenzionali) e di alcuni presidi sanitari dovrebbe essere erogata direttamente dalle zone territoriali e non demandata ai privati.
- andrebbe frenata e non favorita la doppia professione (pubblica e privata) dei medici, per evitare che la struttura pubblica assuma funzione di reclutamento o smistamento dei pazienti verso cliniche o ambulatori privati.
In un sistema concorrenziale fra pubblico e privato, che non condividiamo, ma con il quale dobbiamo fare i conti, il sistema pubblico non può lasciare in mano al privato interi settori di sanità come sta accadendo per la riabilitazione, è necessario intervenire in quelle porzioni di territorio senza copertura alcuna, impiantando servizi pubblici di tale indirizzo, utilizzando gli ospedali di polo e la loro trasformazione.
Particolare attenzione va rivolta alla situazione legata ai cittadini disabili, che spesso sul territorio, subiscono l’assurdo di ricevere sostegni economici per far fronte all’utilizzo di alcuni servizi che di fatto non sono presenti sullo stesso territorio. Bisogna adoperarsi alla creazione di una rete di servizi più capillare e di Residenze per disabili e Strutture sociali diurne, senza dimenticare che l’obiettivo dell’assistenza sociale è quello di permettere alle persone di avere un ruolo attivo nella società. In questo momento di profonda crisi economica e sociale dobbiamo essere pronti ad affrontare il probabile aumento delle problematiche relative alle dipendenze (anche quelle senza sostanze come per il gioco d’azzardo) ed ai disturbi mentali, supportando associazioni che operano nel settore e garantendo servizi che abbiano continuità.
In sintesi noi lotteremo per un rafforzamento del sistema pubblico, l’eliminazione di apparati dirigenziali superflui che offrono solo poltrone alla politica, il potenziamento della forza lavoro vera e la stabilizzazione del personale precario, la prevenzione primaria e secondaria più efficace e capillare, l’abbassamento della mobilità passiva e per un sistema equo che non faccia differenze fra chi, economicamente, può permettersi o no certi tipi di trattamento.
Cesare ProcacciniSandro Carucci
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