PdCI SUL CONTESTO POLITICO REGIONALE
La crisi occupazionale investe, ormai in modo drammatico, anche le marche. Da nord a sud grandi imprese sono in difficoltà o hanno chiuso, con migliaia di lavoratori senza salario e con la cassa integrazione in scadenza oppure scaduta. I due esempi più eclatanti, la A. Merloni di Fabriano e la Manuli di Ascoli Piceno, rappresentano solo una parte di una realtà più grave. Di fronte a ciò permane tuttavia una sottovalutazione rispetto ad un’altra grande “fabbrica” in crisi che sta anch’essa per chiudere ed è il pubblico impiego, i cosiddetti statali, che via via vengono espulsi dal lavoro molto più subdolamente, se possibile, del settore privato, attraverso il blocco delle piante organiche o per legge, prevedendo la metà di addetti rispetto a prima per le diverse mansioni, ad iniziare dalla scuola per continuare nella sanità e nel trasporto pubblico, per non parlare degli enti locali, dove da anni molti servizi sono già stati appaltati per carenza di organico. In questo contesto il federalismo fiscale rappresenta una miscela esplosiva che accentua il divario fra zone ricche e zone povere. I tagli del governo a regioni ed enti locali di questi giorni non sono “una manovra” occasionale, ma un federalismo voluto dalla lega e votato da Di Pietro con l’astensione del PD. Si è già spezzata l’unità del paese nel senso della solidarietà nonché dei diritti declassati ad opportunità. Di fronte a ciò stride la mancanza di opposizione e nelle marche stride ancor di più lo spostamento a destra del PD che, anziché consolidare ed allargare il centro sinistra, si è alleato con l’UDC accettando il veto anticomunista. “O noi o loro”, ha tuonato l’ UDC; “obbedisco” hanno risposto il PD e Spacca, che si sono dimostrati deboli e subalterni, inaugurando la stagione dei “Voltafaccia” e dando un colpo alla credibilità della politica. Dopo 15 anni di centro sinistra nelle marche senza colpo ferire, il PD e Spacca hanno accettato un vero e proprio ricatto, dimostrando debolezza ed inaffidabilità rispetto agli impegni presi, mentre i comunisti sono stati leali verso il PD ed il centrosinistra, a Senigallia ed a Macerata loro ci hanno pugnalato alle spalle. L’asse PD-UDC-IDV presuppone una linea diversa dal centrosinistra e cambia i connotati delle scelte, non è un caso che la nuova giunta già pensi ad accentuare l’aziendalizzazione nella sanità e a privatizzare alcuni servizi pubblici. Nostro malgrado ci hanno consegnato una condizione di opposizione, che dobbiamo utilizzare per aprire contraddizioni in seno alla maggioranza e per portare avanti le nostre proposte, alcune delle quali sono leggi, come la continuità di impresa in forma cooperativa e la legge contro la delocalizzazione, sapendo che sarà difficile perché la nostra forza in consiglio regionale si è ridotta. Noi ed il PRC avevamo cinque consiglieri regionali, oggi ne abbiamo uno. Nel 2005 la somma dei voti PdCI- PRC equivaleva al 12%, oggi con lista unica al 3,85%, tuttavia il risultato per noi non è da disprezzare, perché l’eletto (R. Bucciarelli) è del PdCI ed in questo senso deve aumentare la responsabilità verso il partito con un’azione che ne esalti la politica. Il nostro partito nelle marche non è adeguato, nonostante la buona volontà, a fronteggiare rapporti di forza così sproporzionati, inoltre anche il PdCI in diverse realtà significative, in quasi tutte le provincie della regione a visto dileguarsi dirigenti ed amministratori vari, il che è un po’ fotografia di una società dove prevale l’individualismo, il carrierismo ed il trasformismo in politica, che assume il significato di una vera e propria questione morale. Il nostro partito è ancora una piccola organizzazione che tuttavia coltiva una grande storia, ma se non vuole essere travolto da fenomeni di opportunismo, che pure lo hanno attraversato, deve riprendere con serietà e regole i valori dell’attaccamento al partito, del disinteresse, della moralità e del rispetto dello statuto del partito. Occorre perseguire con la massima apertura l’opera di rinnovamento del partito, la valorizzazione di quadri giovani, la costruzione della FIGC, ma sempre con una seria valutazione di tipo ideale, per evitare il più possibile situazioni in cui persone che si “presentano bene” utilizzino il partito per la propria carriera o per il proprio interesse. Il primo antidoto è quello di diventare un partito più grande, più numeroso ed è per questo che dobbiamo ritesserare tutti gli iscritti persi per inerzia, per pigrizia o per i troppi impegni di un gruppo di attivisti sempre più ristretto. Alla fin fine la perdita di iscritti porta alla perdita di voti, perché si diventa impercettibili anche al “nostro popolo” che alla fine ci percepisce inutili. Quale opera migliore di controinformazione può esserci del tesseramento, non diciamo di massa, ma almeno come quello degli anni precedenti? In ciò si deve dare al tesseramento al partito un valore politico, nel senso che si devono”promuovere” quelle compagne e quei compagni che vanno a “fare le tessere”, tanto più che siamo impegnati per l’unità dei comunisti che, purtroppo, il PRC non vuole nella totalità del suo gruppo dirigente. Noi vogliamo un partito unico, vogliamo la fusione del PdCI e del PRC in un solo PC, ma se oggi questo non è possibile, proviamo almeno a far diventare un po’ più grande il PdCI, che è condizione essenziale per l’unità dei comunisti, della sinistra e delle forze democratiche. L’unità contro la destra in difesa della costituzione rimane per i comunisti italiani l’asse della loro politica generale, ciò vale anche nelle marche, dove il PD ha operato una scelta anticomunista, ma l’ unità non significa subalternità ed è per questo che da sempre concepiamo unità ed autonomia come un binomio inscindibile.
Cesare PROCACCINI
| < Prec. |
|---|

